Notizie su una traduzione in spagnolo dei primi versi dell’ “Inferno” di Dante, di Massimo Seriacopi


 

A barca de Dante (1822) - Eugéne Delacroix

A volte è possibile, durante lo studio di manoscritti di epoca medioevale che riguardano il poema dantesco, imbattersi in curiosi “ospiti” che testimoniano quanta diffusione e quanta presa sulle persone di cultura ha avuto la Divina Commedia.

A questo proposito vorrei fornire informazioni su un ritrovamento che ho fatto mentre stavo analizzando un volgarizzamento del Comentum di Pietro Alighieri (nella sua prima redazione) alla maggiore opera paterna.

All’interno del codice Ashburnamiano Appendice Dantesca 2, conservato nella Biblioteca Medico Laurenziana di Firenze, ho rinvenuto un singolare inserto cartaceo, consistente di un’unica carta ascrivibile, in base alla scripta corsiva dai moduli ampi, al XVI secolo, modernamente numerata a lapis in fondo a destra come carta 64bis.

In fondo, in posizione centrale nel rigo, la stessa mano a lapis ha segnato: merlo?, e sotto ancora: x hister/merlo per Merlino.

Mentre il verso della carta è bianco, il recto contiene, appunto in caratteri ascrivibili al Cinquecento, una versione in spagnolo dei primi 19 versi del canto I dell’Inferno dantesco.

L’inserto contenuto all’interno del codice in questione è rimasto, probabilmente, nascosto anche a causa delle sue ridotte dimensioni, poiché misura mm.226x165, risultando quindi molto più piccolo rispetto al manoscritto che lo “ospita”, e la cui descrizione è la seguente.

Firenze, Biblioteca Mediceo Laurenziana, codice Ashburnamiano Appendice Dantesca 2 (già Ashburnamiano 182), manoscritto omogeneo membranaceo ormai vicino alla fine del XIV secolo (lo dimostrano anche elementi come le d e le b con occhielli molto larghi, nel commento), caratterizzato dall’inserimento di apostrofi, virgole, punti esclamativi, due punti, punti interrogativi sia nel testo che nel commento, a volte anche accenti, con inchiostro più scuro rispetto a quello usato dal copista.

È presente la mano di un più tardo revisore (XV secolo?), che corregge o aggiunge parole mancanti, e che forse è lo stesso che aggiunge la punteggiatura; a c. 64bis viene inserita la piccola carta cartacea contenente la traduzione in spagnolo di Inferno I 1-19 in esame, di epoca cinquecentesca, a giudicare dalla scrittura.

L’area di localizzazione è quella toscana, come attestano vari fenomeni del tipo dei dittonghi presenti a c. 2r (ritruova, ecc.); il manufatto è costituito da cc. III+133+III’ (cartacee le carte di guardia), mm. 320x245.

I fascicoli in cui è organizzato il codice sono 14, con una carta finale, e le colonne di scrittura sono due: testo con iniziali sporgenti su quella interna, commento su quella esterna.

La mano è la stessa in littera textualis semplificata per il testo e le rubriche, in lettera bastarda cancelleresca per il commento.

Le iniziali di canto sono filigranate, quelle di terzina toccate di giallo; nel solo commento segni di paragrafo a piè di mosca rossi; le rubriche sono in volgare.

Il codice contiene alla c. 1v il Proemio di Iacomo della Lana, alla 2r quello di Pietro Alighieri e da c. 2v comincia il Comentum volgarizzato di Pietro Alighieri alla Commedìa che prosegue fino all’inizio di Paradiso XXXII (il testo del poema si interrompe al v. 138 compreso).

Sono presenti l’Inferno alle cc. 2v-47r; il Purgatorio alle cc. 47r-93r; il Paradiso alle cc. 93r-132v; alla c. 133r è inserito un breve componimento poetico che si conclude con le parole “valente e presto. Deo gratias” su foglio eraso dal fondo del quale emerge un precedente testo su due colonne.

Come carta 64bis è inserita la traduzione della quale qui si tratta, tra canto XIII e canto XIV del Purgatorio.[1]

 

Non è facile capire il senso e la storia dell’inserto con traduzione in spagnolo dei versi danteschi, di questo incipit infernale; ne segnalo l’esistenza e trascrivo il testo notando l’inserzione di accenti e segni di punteggiatura, e il fatto che quasi sempre la congiunzione e viene resa con la nota tironiana (che rendo con et).

 

Testo dei primi 19 versi dell’Inferno  secondo Dante Alighieri, La Commedia. Testo critico secondo i più antichi manoscritti fiorentini, a cura di Antonio Lanza. Anzio: De Rubeis, 1996.

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura:

ché la diritta via era smarrita.

E quanto a dir qual era è cosa dura

questa selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;

ma, per trattar del ben ch’io vi trovai,

dirò dell’altre cose ch’io v’ho scòrte.

Io non so ben ridir com’io v’intrai:

tant’era pien del sonno, a quel punto

che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,

là dove terminava quella valle

che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto: e vidi le sue spalle

vestite già de’ raggi del pianeta

che mena dritto altrui per ogni calle.

Allor fu la paura un poco queta

 

Testo tradotto in spagnolo nell’inserto cartaceo:

 

Infierno

 

En medio del camìn de nuestra vida

me hallé por una selva muy obscura

cuya senda dereccha era

Y el decír, pues, qual era es cosa dura

esta selva selvaga, dura, et fuerte

que amendrenta pensar en su figura.

Mas por tratar del bien mas verdadero

qui en ella hallé, diré

Io no sé decír bien por que sendéro

entré, tan torpe estaba, en tan dormído

que abandoné el camíno verdadero.

Mas despues que me vi bien recogìdo

al pié de un monte que cernaba el valle

que el corazon, de horror, me havia partído

me puse en alto, et vi su fiero talle

vestìdo yà del raio del Planeta

que introduce de frente por su calles.

La confusíon quidó bastante quiete



[1] Bibliografia relativa al codice: RODDEWIG, Marcella, pp. 77-78 n. 182; ROCCA, Luigi, 348; PETROCCHI, Giorgio, 516. Mostra di codici ed edizioni dantesche. Firenze: Sandron, 1965, p. 87 n. 119; ROTIROTI, Marisa Boschi, Codicologia trecentesca della “Commedia”. Entro e oltre l’antica vulgata. Roma:Viella, 2004, p. 121, n. 98; BERTELLI, Sandro. La “Commedia” all’antica. Firenze: Mandragora, 2007, p. 85.

[2] Il corrispettivo di smarrita non viene riportato.

[3] Quest’ultima parola supplita nell’interlinea superiore su me encontré cassato.